Più forte della morte è l’amore
La speranza non delude
Ho pensato di dedicare la tradizionale Lettera alla Città a questo difficile tema, per offrire alcuni spunti di riflessione sulla sua rilevanza, non solo personale, ma anche sociale. La fine della vita (morte) e il suo avvicinarsi (morire) aprono scenari di forte impatto nella rete vitale di ogni civiltà. Nella nostra cultura occidentale, piuttosto efficientista, vige una sorta di censura della morte e del morire. Siamo certo convinti della fragilità della condizione umana, così come la dipinge la Bibbia: “come l’erba sono i giorni dell’uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce” (Sal 102,15); eppure i meccanismi di difesa che si attivano di fronte all’ultima soglia sono parecchi: alcuni reagiscono al pensiero della morte cercando di scacciarlo, di distrarsi e magari anche di stordirsi; c’è chi cade nel cinismo, maturando un’indifferenza di tipo stoico che vorrebbe raggiungere l’insensibilità, così da evitare la sofferenza; e c’è chi rimanda la questione a tempi peggiori, auspicando di doverla affrontare il più tardi possibile, quando sarà purtroppo inevitabile, o affidandosi eventualmente alla scaramanzia o alle pratiche magiche e superstiziose.
Modena 31, Gennaio 2025
Mons. Erio Castellucci
Lettera alla città
